Downsizing, la quadratura del cerchio!

Downsizing, la quadratura del cerchio!

La rivoluzione, che come spesso avviene è dipesa dalle sofferenze dell’economia reale sotto i colpi della crisi, ha riguardato le scelte e gli orientamenti delle aziende nella selezione delle tipologie di veicoli da introdurre nella propria flotta. L’esame dei dati di immatricolazione dell’anno scorso (riportati nella tabella di fonte Aniasa, l’Associazione che rappresenta le imprese del noleggio) indica significative variazioni nella segmentazione determinate dalle scelte aziendali. Partendo dal basso, il segmento A delle citycar ha guadagnato oltre tre punti percentuali raggiungendo il 14,4% delle nuove targature. A farne le spese è stato il segmento successivo, il “B” (quello delle utilitarie), che s’è ridimensionato di ben 5,5 punti, passando dal 20 al 14,5%.

Insomma, molte aziende sono migrate dalle utilitarie alle citycar limando al massimo i canoni di noleggio e i costi d’esercizio legati ai consumi di carburante, ai premi assicurativi e alla tassa si possesso. Il segmento “C” delle “medie” (più note con l’appellativo di “compatte”) è cresciuto invece di sei punti (dal 29,1 al 35,1%). E qui la “migrazione” c’è stata nei due sensi, verso l’alto e verso il basso. Nel primo caso, le aziende maggiormente sensibili ai temi della sicurezza oppure desiderose di trattenere con un benefit attraente i dipendenti più pregiati sono passate dal “B” al “C”, anche perché la differenza di costo tra i canoni non è poi così proibitiva come si potrebbe pensare: un noto noleggiatore, per esempio, offre oggi una Citroën C3 1.4 1.6 HDI 70 CV per 48 mesi e 60 mila km di percorrenza a un canone mensile di 280 euro più Iva che, a parità di durata e chilometraggio, sale di soli 32 euro al mese per una ben più allettante Citroën DS 4 1.6 HDI 115 CV e di altri 25 euro per una Ford Focus 1.6 Tdci 115 CV 5p.

All’estremo opposto, le aziende molto attente ai costi sono invece approdate alle vetture del segmento “C” abbandonando quelle del “D” (medie-superiori). Anche la penetrazione sul mercato del noleggio da parte di queste ultime è salita, anche se leggermente, passando dal 24% del 2011 al 26,7% dell’anno scorso. Ma a far le spese di questa modesta crescita sono stati i modelli del segmento “D” (superiori), che sono crollati drammaticamente dal 14,4% ad appena l’8,8%, dimostrando che nelle figure professionali inquadrate in medio-alta la sforbiciata sui costi aziendali è stata molto incisiva. In caduta verticale anche i modelli “alto di gamma” del segmento “F”, le cui immatricolazioni si sono ridotte in un solo anno dall’1,3 ad appena lo 0,5%, cioè di quasi due terzi. E qui, a parte l’attenzione ai costi, il motivo del disastro è da attribuire soprattutto al timore di incappare nei temibili controlli fiscali che nel nostro Paese hanno messo quasi al tappeto il mercato delle supercar.

All’interno dei singoli segmenti, soprattutto dal “C” in su, i manager delle società di noleggio segnalano poi uno spostamento delle scelte aziendali sia verso modelli meno prestigiosi (per intenderci, non è infrequente il passaggio dall’Audi A4 alla Volkswagen Passat), sia verso lo stesso modello, ma in versioni dotate di propulsori con cilindrata più contenuta. Il downsizing, che riguarda anche i segmenti più bassi dove oltre alla cubatura si perde talvolta anche un cilindro, fa preferire, per esempio, la berlina Volkswagen Passat 1.6 TDI da 77 kW-105 CV alla più prestante 2.0 TDI con 130 kW-177 CV, che ha anche il cambio DSG di serie, ma che oltre a consumi sensibilmente maggiori, a parità di allestimento (Highline) è penalizzata da un prezzo di listino superiore di 3.700 euro.

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